Montiglio attraverso i suoi Statuti (1285-1451)

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Angelo Colla

 

 

RIFLESSI SU

 MONTIGLIO MEDIOEVALE

ATTRAVERSO I SUOI STATUTI

(1285 – 1451)

 

Al compianto Don Rino Mandrino

I N T R O D U Z I O N E

Scorrendo le pagine del bel libro sulla storia di Montiglio di Don Mandrino, arriviamo alla trattazione dei tre “gioielli” di Montiglio: la Pieve di San Lorenzo, il Castello, gli Statuti.

Mentre dei primi due, specie in questi ultimi tempi, ne è stata fatta ampia divulgazione, sia con scritti che con visite guidate, delle quali bisogna dar atto al dott. Roggero, al dott. Ciravegna, all’avv. Chiesa e dal compianto dott. Levi, gli statuti invece rimangono ancora qualcosa di impalpabile e misterioso, tento da fare affermare a Don Mandrino a pag. 90 del suo lavoro:

“ci auguriamo che qualche montigliese voglia approfondire lo studio di questi Statuti, pubblicarne una fedele e popolare traduzione e descriverne come si svolgeva la vita in quei tempi. Penso ne uscirebbe un’opera assai interessante e dilettevole, che porterebbe alla conoscenza degli usi e dei costumi della vita della Montiglio medievale”.

Purtroppo Don Mandrino non c’è più, ma partendo da queste sue riflessioni la mia sistematica curiosità per le vicende Montigliesi mi ha stimolato ad addentrarmi in quella Montiglio medievale ove ogni luce pur tenue che sia, può rischiarare un piccolo spazio ancora a noi inesplorato,ma tuttavia con promesse affascinanti.

Questa mia breve esposizione pertanto, tratta da lavori di assai più autorevole e notevole impegno, non vuole essere una trattazione filologica bensì una sequela informale e non pedissequa di regole di vita, di doveri, di diritti, che i nostri antenati si imponevano sia pur nella differenziazione di quei tempi tra Nobili (domini) e Plebei o servi della gleba (homines).

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P A R T E    P R I M A

IL CONSORTILE

Prima di trattare degli Statuti è opportuno dare un’idea di cosa fosse il Consortile dei Nobili Montigliesi, vassalli del Marchesato del Monferrato, prima con gli Aleramici, quindi con i Paleologi ed infine con i Gonzaga di Mantova.

Il territorio di Montiglio a partire dal 1100 è amministrato e governato da una Consorteria di famiglie nobili provenienti per la massima parte dallo stesso ceppo     (i Radicata).

E’ una sorta di famiglia politica costituita da varie famiglie minori (i domini), che proprio da questo consorzio traggono forza ed autorità, affidando a turno ad uno dei componenti oppure ad un estraneo, il Podestà, la “potestas” di salvaguardare il patrimonio Comune, comporre le discordie tra i membri, amministrare la giustizia nei confronti dei servi della gleba (homines).

Non mi starò dilungare, né questo è l’intendimento, a descrivere le vicende delle famiglie Nobili, che si sono susseguite nell’arco di circa mezzo millennio (dal 1200 al 1700) e che hanno governato il paese; la storia e le vicissitudini del Marchesato del Monferrato si riflettono infetti anche sul Consortile di Montiglio.

Accanto ai Cocconito, ai Malpassuto, ai Cocastello, ai Braida, altri continuavano ad avere la Signoria in questa località, come gli Scozia, signori in seguito di Murisengo, i Sabbioneta, i Cozio, i Griselli, i Della Rovere, fino ai giorni nostri.

Gli ultimi signori, con prerogative ben del tutto diverse, saranno del ramo Cocconito – Borsarelli.

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GLI  STATUTI

L’incipit di quelle norme statuarie che saranno fonte di diritto nella Montiglio medievale cosi recita (tradotto dal latino).

“Questi sono i Decreti e gli Statuti dei Signori e del Comune di Montiglio redatti in omore a Dio e dal Beato Lorenzo per volontà degli eletti del Consiglio Generale di Montiglio.

Anno del Signore 1285 – Venerdì 10 Febbraio”.

Lo storico Edoardo Durando nel 1907 descrive dettagliatamente come si presentava al volume, che conteneva i detti Statuti:

“…….appare composto in tre parti: la prima la più antica e poco regolare e formata di fogli di bella e forte pergamena misuranti  295 mm di altezza e 147 mm di larghezza; la seconda parte è composta di pergamena meno bella, ma di uguale formato della prima. La terza ha le facciate di dimensioni minori (208 x 150 mm).

Tutto il Codice è poi grossolanamente legato e tenuto insieme da due forti strisce di cuoio, che servono a riunire con cuciture i diversi quaderni……..”

Le diverse date e correzioni ci fanno sapere che questi Statuti furono osservati dall’anno 1285 al 1451 ma senza dubbio anche oltre.

Gli Statuti composti inizialmente da un nucleo di 138 Capitoli, saranno integrati in seguito, fino al 1446 a 329 Capitoli.

Gli ultimi eredi della famiglia Cocconito-Borselli, depositari di tale volume, nel 1967 ne hanno fatto donazione all’Archivio di Stato di Asti ove è tuttora custodito.

Il suddetto testo è scritto in latino volgarizzato che caratterizza il linguaggio notarile di quei tempi.

Sono una raccolta di regole precise e circostanziate tra Codici di Diritto Pubblico e Privato, nelle quali si assommano tutte le esigenze di Civiltà e di buon governo anche se, ripeto, rimane ancora una netta distinzione dei diritti e dei doveri tra i nobili e i plebei e delle relative sanzioni.

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Gli Statuti si possono così raggruppare in tre sezioni:

PRIMA SEZIONE

Concerne essenzialmente l’organizzazione del Consortile, i comportamenti per l’appartenenza adesso, i doveri e i divieti di ogni singolo Condominio. Sono fissati i limiti e i poteri del Podestà, l’uomo a cui è affidata l’osservanza degli Statuti da parte dei Domini e degli Homines di Montiglio.

Esistono poi altre norme per chi deve occuparsi della gestione dei beni comuni e della salvaguardia delle Regole.

Al vertice della scala dei valori sta dunque il Consortile, con le sue esigenze e le sue rigide leggi.

Con il nuovo disposto, il Podestà non è più uno dei Convassalli ma un forestiero che esercita, per dodici mesi, il mandato avuto dal Consiglio dei Domini quale funzionario pagato. La scelta è meno clientelare del passato, ma pur sempre la sola e vera autorità. I rapporti con il Consortile ed i forestieri sono regolati da una sola disposizione: il forestiero che intende acquistare case, terreni od altri beni in Montiglio deve assoggettarsi all’osservanza delle norme stabilite dagli Statuti. Il consortile si arroga inoltre il diritto di nomina (ius patronatus) del Parroco del Paese. Questa norma peraltro rimarrà valida fino al 1912.

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SECONDA SEZIONE

Concerne in primo luogo il Diritto Penale, gli elementi di reato, le cause, le circostanze e le conseguenti azioni penali. Risulta in questi disposti  che la pena pecuniaria, almeno in certi casi limiti, come l’omicidio, l’avvelenamento, l’incendio, cede il passo a quella capitale. In alcuni casi l’ammenda è ancora ammessa, purché il pagamento avvenga in breve lasso di tempo trascorso il quale per l’inadempiente scatterà la pena di morte.

Altro particolare interessante è il delitto a sfondo sessuale: si fa netta differenza tra adulterio, punito con la pena pecuniaria e la violenza carnale o stupro, punito con la pena di morte.

Di notevole rilievo è il concetto di superiorità dei Domini rispetto agli Homines. Questo concetto viene codificato in alcuni Capitoli comminando pene diverse per i reati di ingiuria o di omicidio.

Curiosa è poi una disposizione temporanea che vieta di andare al mercato nella vicina Cocconato, visti i contrasti esistenti tra le due Consorterie, ma dopo la pace con gli amici di Cocconato questa norma sarà abrogata. Qualche studioso fa rilevare infatti che gli Statuti di Montiglio hanno una certa analogia con quelli di Cocconato, per cui sostengono che inizialmente le famiglie dei Signori dei due Comuni (forse i Radicata o Radicati) derivino da un solo ceppo e malignamente affermano che questo sarebbe il continuo quasi stato di guerra e animosità che persistette la tra le due Signorie.

Ai Capitoli dedicati al Diritto Penale vero e proprio, fa seguito una parte riguardante il Regolamento di Polizia Urbana ed una inquadrante le attività economiche locali: artigianato, commercio, marcato, pedaggio, che regolano la vita sul territorio di Montiglio.

Nei Capitoli di Polizia Urbana sono praticamente simili a quelli di altri Statuti rurali: non lordare, non lavare presso i pozzi, non deviare il corso dei rigagnoli, non accedere all’abitato se non attraverso le porte “(di qui si può desumere che il Paese fino al  XXVII secolo fosse cinto di mura)”:

Vi è anche distinzione della pratica del gioco tra nobili e plebei. A questi ultimi è consentito il gioco della dama e degli scacchi “(chi ai giorni nostri non conosce ancora l’intelligente gioco degli scacchi. Sono molto più comodi i video games, che richiedono assai meno sforzo intellettuale)”,  come giochi di evasione, al tiro con la balestra, con l’arco, o far lotta come gioco all’aria aperta. Nessun gioco è invece precluso ai Nobili.

Altro divieto posto agli abitanti è la rimozione degli steccati od il danneggiamento delle cinte difensive, da che si evince che Montiglio fino al 1618 fosse provvisto di due cinte murarie: una attorno al Castello con fossato e ponte levatoio, un’altra attorno al Paese provviste di alcune porte di ingresso. L’imputato di tali trasgressioni se vuole comprovare la sua innocenza deve sottoporsi al Giudizio di Dio, barbara usanza (l’ordalia di origine longobarda), che ancora persiste nel nostro Paese. Il presunto colpevole viene obbligato a brandire con le mani ignude la lama incandescente di una spada. Per superare la prova la mano ustionata dovrà guarire entro tre giorni.

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TERZA SEZIONE

Si interessa delle regole sulle attività locali economiche: la macellazione, l’esercizio delle osterie, la tessitura, il mercato settimanale. Non esistono negozi alimentari ed anche il fornaio è solo prestatore di mano d’opera. La licenza di macellazione è appaltata, ma può anche essere subappaltata. Il macellaio deve provvedere ad una macellazione settimanale di vitelli di latte, castrati o bovini adulti, purché sani e non gonfiati, pena onerose ammende.

Il giorno fissato per la macellazione è il sabato e riservato ai nobili alla domenica. La rimanente carne sarà venduta ai servi della gleba il lunedì, giorno di mercato. Soprattutto in funzione del mercato settimanale si concede con facilità il permesso di tenere osteria con alloggio e stallaggio. L’oste non deve dare ospitalità ai malfattori, a malati contagiosi, a lenoni e prostitute, a quest’ultime e concesso cibo e ristoro “(già allora i nostri padri avevano un certo riguardo per il sesso….. debole)”.

Il mercato settimanale, come abbiamo visto cade di lunedì; quello del bestiame in apposito spazio dietro il Castello, le altre mercanzie sono destinate sulla piazza o sulle vie adiacenti. Qualsiasi compravendita deve svolgersi nell’ambito del mercato. Ogni montigliese possessore di bovini o di ovini al lunedì deve portarli al foro boario dopo le nove del mattino ed ivi tenerli fino a sera al termine del mercato. Similmente deve tenerli esposti fino a sera chi ha portato animali da cortile, e la vendita avrà inizio solo dopo che il Podestà avrà provveduto ai suoi personali acquisti. Il giorno di mercato è inoltre occasione di incontro tra Montigliesi e forestieri con discussione e raffronti sulle varie metodologie di coltura agricola. L’ambulante che tiene il banco al mercato deve ogni anno stabilire il costo e pagare corrispondente plateatico. E’ stabilita inoltre una tassa in denaro per ogni bestia compravenduta sia da parte del venditore che dal compratore  “(già allora si subivano le nefaste imposizioni)”.

Il mercato diventa quindi fonte di ricchezza per cui vengono in seguito stabilite altre disposizioni come divieto del gioco d’azzardo, la dura punizione delle risse, l’immunità accordata ai forestieri.

Il mercato di Montiglio diventa così centro commerciale di un certo livello affiancato a quelli di Cocconato e Moncalvo.

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DIRITTO PUBBLICO

Il Consiglio dei Domini di Montiglio è l’organo ove vengono prese le decisioni più importanti del Consortile. Vi è l’obbligo della partecipazione di ogni membro alle sedute. Le assenze ingiustificate sono colpite da lievi ammende (tre soldi), ma tre assenze consecutive provocano la decadenza dal Consiglio stesso.

Le riunioni si tengono nella sala consigliare del Castello. I Condomini devono con giuramento far atto di sottomissione al Podestà. Le decisioni sono prese a maggioranza dei membri presenti; quando si vota la proposta avanzata da un Consigliere, questi deve allontanarsi dall’aula.

Nell’organizzazione del Consortile è previsto un Registro Catastale e chi possiede beni immobili in Montiglio tenuto a farli registrare.

Per quanto concerne la giurisdizione del Castello, la podesteria e gli altri privilegi dei Consorti così sono indivisibili e qualsiasi divisione fatta e da considerarsi nulla finché resta in vigore il presente Statuto.

IL PODESTA’

Come già abbiamo visto inizialmente il Podestà può anche essere uno dei Consiglieri, in seguito egli dovrà essere necessariamente un forestiero nominato su mandato del Consortile da tre Consiglieri elettori. Il Podestà ha diritto ad una paga stabilita dai Nobili, che tuttavia potrà integrare grazia ad una serie di entrate previste da percentuali sulle ammende comminate ai trasgressori ed agli inadempienti.

Il Podestà, prima di intraprendere il proprio incarico, presta giuramento nelle mani del suo predecessore innanzi il Consiglio riunito in Assemblea plenaria. In tale giuramento l’eletto s’impegna a ben esercitare il suo compito, a proteggere la proprietà dei Domini e degli Homines di Montiglio, ed ad amministrare saggiamente la giustizia secondo gli Statuti. A loro volta per i Signori è fatto obbligo reciproco, superati i 14 anni di età, di giurare entro otto giorni, fedeltà alle decisioni giurisprudenziali del Podestà. A tale obbligo è pure tenuto il Clero

I PUBBLICI FUNZIONARI

Al suddetto Podestà sono affiancati dal Consiglio personaggi che assumono la veste dei pubblici funzionari.

Gli Atterminatores, scelti tra gli stessi membri del Consiglio. Le loro funzioni sono di individuare e determinare in caso di controversie tra vicini i confini dei fondi e di proprietà sia civili che rurali. Il loro giudizio è inappellabile e non può essere impugnato.

Gli Aestimatores scelti tra tutti gli abitanti di Montiglio. A loro è affidato il compito di determinare il valore od il prezzo di ogni merce alienabile o trasmissibile; anche il loro giudizio è inappellabile.

Il Notaio. Egli è il vero funzionario pubblico del Comune e del Consortile. Eletto di anno in anno,di volta in volta assolve diverse mansioni: egli è il legale del

Consortile,estende atti pubblici e privati ed è il Cancelliere per ogni causa civile o penale discussa dal Podestà

All’art. 180 di questi Statuti si ordina al Podestà che ogni anno, prima della Festa di San Lorenzo, faccia trascrivere tutti i Capitoli degli Statuti in un nuovo libro da conservarsi in uno scrigno comune. A questo nuovo testo si dovrà ricorrere in caso di perdita o di distruzione dell’antico libro.

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P A R T E   S E C O N D A

In questa parte prenderemo in considerazione una serie di capitoli, per noi articoli, di Diritto Civile, di Diritto Penale, Norme di Polizia Urbana e Campestre, che possono ulteriormente in modo mirato, illuminarci sull’esercizio della giustizia di quel periodo o sull’applicazione delle pene. Le ammende pecuniarie sono stabilite in soldi, Lire Astigiane, Ducati d’oro, e scudi imperiali, a seconda della gravità del reato.

DIRITTO CIVILE

Le norme oltre a stabilire il modo di agire nei rapporti privati ed interpersonali, si preoccupano anche di confermare lo stato di suggestione ed i conseguenti doveri anche sul piano civile gli Homines di Montiglio hanno nei confronti dei loro Signori.

C A P. 20 _

L’erede maschio di un capo famiglia deceduto ha l’obbligo di compiere atto di fedeltà al Consignore dal quale dipendeva il defunto. In caso di rifiuto il Podestà può comminare le sanzioni da Lui ritenute più opportune.

 

C A P. 21 –

Chiunque, sia di Montiglio che forestiero, possegga dei beni nel Consortile ed intenda venderli, deve comunicare al proprio Signore di tale vendita e l’ammontare del prezzo. Questi ha tempo  dieci giorni per esercitare la prelazione, trascorsi i quali il proprietario del bene può scegliere l’acquirente di sua preferenza, pur restando l’obbligo di versare al Dominus la terza parte del prezzo. La pena per chi non si attiene è una multa di 25 soldi.

C A P. 34 –

Nessuna persona di Montiglio può stipulare contratti con un forestiero senza espressa licenza del Podestà. La pena prevista è un’ammenda di 25 soldi.

C A P. 37 –

Annualmente il Podestà prima delle Calende di Maggio ha l’obbligo di ispezionare i beni del Comune, possedimenti che pur divisi tra i Nobili costituiscono un’unica entità non alterabile nelle sue componenti. Ad ogni agrimensore spetta il controllo dei confini di detti beni a quanto stabilito dagli Aeterminatores. Queste persone devono con attenzione ispezionare tutto il Consortile ed oltre ai terreni devono controllare l’efficienza e la buona manutenzione delle strade e delle loro pertinenze.

C A P. 39 –

Nell’evenienza che i Domini affittino o vendano alcuni appezzamenti agli Homines

che già li lavorano, il compenso per il primo caso è di 25 Kg. di grano per ogni tavola di terreno, che non fornisce il grano può pagare 60 soldi per tavola. L’inadempimento costerà subito l’abbandono del podere.

Nel secondo caso, il prezzo di vendita viene concordato in base alla valutazione degli Aestimatores.

C A P. 40 –

E’ fatto divieto piantare alberi senza autorizzazione specie attorno al Castello allo scopo di garantire  un ampio spazio per le opere di difesa.

C A P. 74 –

La moglie durante il matrimonio può mettere al sicuro la sua dote per mezzo di una speciale ipoteca od addirittura farsela restituire dal marito, qualora quest’ultimo stia gestendo male i suoi affari o stia sperperando i suoi beni. In tal caso il Podestà dovrà stabili con gli Aestimatores quale tipo, di pignoramento o di ipoteca debba essere compiuto ne i confronti del marito.

DIRITTO PENALE

(STATUTA CRIMINALIUM)

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Reati contro la persona

Secondo gli Statuti di Montiglio l’omicidio in via di massima, è punito con la, pena di morte. Esistono tuttavia disparità di trattamento qualora l’assassino sia nobile o plebeo.

Quando l’assassino è nobile e l’assassinato pure, oltre la pena di morte dell’assassino si procederà alla confisca dei beni dei colpevoli, che verranno divisi a metà tra i parenti dell’ucciso e per metà tra i partenti dell’assassino.

Quando l’assassino è nobile e la vittima no, si applica al colpevole una pena pecuniaria di 100 Ducati d’oro da versare  al Signore della vittima; nulla è dovuto alla famiglia dell’ucciso. Il mancato versamento della pena pecuniaria comporterà l’esecuzione della pena capitarlo.

C A P. 13 –

Non vi è possibilità di composizione pecuniaria qualora la vittima sia parente dell’omicida.

C A P. 14 –

A chiunque propina veleno ad altra persona viene comminata la pena capitale od il bando a vita se contumace, qualora la persona avvelenata muoia; viene comminata un’ammenda di 100 lire astesi oltre ad un risarcimento per la vittima, qualora la persona avvelenata sopravviva; in caso di mancato pagamento il reo sarà bruciato vivo.

C A P. 15 –

In caso di rapimento di una donna a scopo sessuale, anche senza violenza, il rapitore sarà condannato a morte. Uguale sorte spetterà allo stupratore pur senza rapimento. Se la vittima è sposata al marito andrà un indennizzo di 20 lire astesi.

“(come si vede le battaglie femministe sono ancora molto lontane)”

C A P. 16 –

Se l’uomo è sposato e commette adulterio con una donna sposata egli dovrà versare al marito…….offeso un indennizzo stabilito dal Podestà. Se l’uomo invece abusa di una nubile o di una vedova egli dovrà pagare un’ammenda di 40 lire astesi ed un adeguato risarcimento alla vittima; in alternativa, se l’uomo è celibe, ha la possibilità di estinguere il reato con il matrimonio.

C A P. 17 –

Sempre viene considerato un delitto sessuale un bacio carpito e la pena un’ammenda di 20 lire astesi, le semplici proposte vengono punite con un’ammenda di 10 lire; le ammende vengono raddoppiate, qualora vi sia effettiva realizzazione con la donna.

C A P. 36 –

Se un nobile percuote a sangue un altro nobile, senza essere in possesso di armi, quest’ultimo dovrà essere risarcito con 20 soldi, ma se il percosso è un plebeo la pena viene dimezzata. Nel caso non vi sia fuoruscita di sangue la pena viene dimezzata. Le pene vengono però aumentate a seconda del rango dell’aggressore o della vittima, o se il misfatto è compiuto di notte o  il giorno di mercato, o se sarà una menomazione permanente.

Tratto da un libro di memorie famigliari, in italiano volgare, dal nobile Ruffinotto Cocconito di Montiglio narreremo qui di seguito l’episodio di una violenta rissa tra nobili montigliesi, conclusasi con la morte di uno dei due duellanti e il ferimento degli altri due:

“correva l’anno 1563. Il 19 maggio che fu martedì alle ore 23, il Dio Marte adoperò le sue forze in questo mal fortunato Castello di Montiglio, si che incontrandosi il N. H. Giulio Cesare, figliolo di Gio Dominicho Cocastello, accompagnato dal maistro da schola, ad domandato M. Gio Battista da Trino, che andavano a spasso per la strada nella Calma, suotto il giardino della N. D. Angela Malpassuta. Si trovandosi con i Nobili Hettore Cocconito, Conrado Malpassuto, Gio Andrea, Francesco Bernardino, fratello di Cocastello, unde per non volere il maistro da schola lasciare la strada al N. H. Conrado Malpassuto, messero mano alla spada, e sopragiugendoli li nobili Orazio e Marco Aurelio, fratelli del Giulio Cesare, adoperandosi il nemico della quiete, .furono feriti prima Giulio Cesare di una ferita molto crudele alla testa, il Conrado Malpassuto una ferita alla mano dritta con debilitazione di due dita, li nobili Gio Andrea, Francesco Bernardino, fratelli de Cocastello, tutti e due feriti nella mano della spada, e se non sopraggiungevano i nobili Lorenzo e Baldassarre Cocastello, quali si misero di mezzo, non poteva manchiare di morirli un para di homini, essendo già caduti a terra i Signori Giulio Cesare,  Conrado e Gio Andrea.

E con tutto ciò il Signore Giulio Cesare in capo della septimana fini li suoi ultimi giorni e talli 27 di maggio fu sepolto a la Chiesa di San Laurentio con bellissimo onore.”

Quali siano stati i provvedimenti presi dal Podestà per questa tumultuosa tenzone non è dato a sapere, ma è convinzione che essendo compromessa buona parte della nobiltà montigliese, la controversia sia stata composta onorevolmente con soddisfazione di tutti tranne del povero Giulio Cesare Cocastello che si ritrovò al Cimitero con la testa fracassata.

La non punibilità è comprovata, più avanti, dal CAP. 41 sui Reati contro l’incolumità pubblica.

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Reati contro il Patrimonio

In quel tempo per i Consignori di Montiglio il reato più grave contro il  patrimonio,può considerarsi quello di battere e diffondere moneta falsa

CAP.18-

Per il reato sopra citato è addirittura prevista la pena di morte..

CAP. 19-

Per gli spacciatori la pena prevista è di 60 soldi,se il denaro non viene speso, e di di 20 lire astesi  in caso contrario.

CAP. 25-

Tratta dei danni che si possono verificare in seguito ad incendi volontari od occasionali.

Nel primo caso , se l’incendio è causa di morte , il colpevole viene condannato alla pena capitale.

In assenza di vittime decorre un’ammenda di 20 lire astesi. Anche in questo caso se il colpevole non è in grado di pagare la multa, verrà eseguita nei suoi confronti la pena di morte.

In caso di incendio involontario è prevista la sanzione di 60 soldi oltre al risarcimento del danno.

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CAP. 29-

I furti e le rapine in genere non hanno distinzione alcuna. Oltre alla restituzione della refurtiva, le pene vengono commisurate in proporzione al danno arrecato. Vista l’entità della pena,in caso di impossibilità di pagamento, il Podestà ha la facoltà di far fustigare il colpevole od addirittura di fargli tagliare una mano , od un piede od un orecchio “ ( mai pene sarebbero più appropriate ai nostri giorni)”. Se poi il ladro è un delinquente abituale viene messo alla forca. Le pene pecuniarie vengono poi raddoppiate, qualora il fatto avvenga in un giorno di mercato, nel Castello od in siti religiosi.

CAP.31-

Il reato di ricettazione subisce pene analoghe a quelle del furto o della rapina

CAP: 35-

Qualora qualcuno si introduca in un orto senza autorizzazione del padrone e si appropi di verdure è condannato ad una multa di 5 soldi, raddoppiabili se il furto avviene di notte, oltre alla restituzione del maltolto.

CAP.36-

Nel caso che il furto avvenga in vigne od in prati con asportazione di uva, di frutta o di fieno l’ammenda è di 60 soldi, oltre alla restituzione della refurtiva.

“( come si nota esiste notevole disparità di pene per il valore della verdura,della frutta, quasi come ai nostri giorni)”

Reati contro il sentimento religioso e la fede pubblica

 

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CAP:8-

Per gli eretici è prevista la tortura, allo scopo di far confessare l’indiziato ed una pena stabilita dal Diritto Comune.

CAP 9.-

Coloro che hanno superato i 14 anni e sono colti a bestemmiare contro Dio, la Vergine ed i Santi,sono condannati ad una ammenda ,esagerata, di 20 lire astesi “( chissà al giorno d’oggi quanta gente sarebbe ridotta in rovina)”

Nel caso di reati contro la fede pubblica, solo Colui che ha giurato fedeltà la Castello di Montiglio, in caso di tradimento sarà condannato a morte ed i suoi beni confiscati.

CAP 126-

Stabilisce ed ordina che qualsiasi persona di Montiglio od abitante del luogo o delle campagne sia tenuto e debba celebrare per sé, la famiglia, tutte le festività del Signore, dei Santi Stefano,Giovanni Evangelista,Innocenzo,Silvestro,della circoncisione,dell’Epifania,dei tre giorni della Resurrezione,di S. Croce,dell’ Ascensione,della Pentecoste, del Natale , dei S.S. Giovanni Battista e Lorenzo, e tutte le festività della Santa Vergine,e tutte quelle che il Reverendissimo Vescovo di Casale abbia stabilito.

In tutte le festività che nessuna persona osi lavorare in alcun modo da solo o con il bestiame sia nel paese che nelle campagne di Montiglio.La pena prevista è di 5 lire astesi per ogni violazione e chiunque lo possa confermare deve essere mantenuto anonimo ed avere parte della multa.

“(in quei tempi era tenuta molto in considerazione la delazione,tanto da essere ripresa ,per altri reati ,anche ai tempi nostri)”.

CAP. 127-

I contratti e tutti gli accordi preliminari conclusi nei giorni festivi summenzionati valgono obbligatoriamente e sono da mantenere ed osservare nonostante le norme del precedente Capitolo.

Tuttavia i contratti ed i compromessi stipulati nel giorno di Natale e nel primo giorno della Resurrezione del Signore non avranno efficacia alcuna e nessuna persona è tenuta a rispettarli ed ad adempierli. fanno eccezione i testamenti, le donazioni testamentarie ed i rogiti ad essi connessi che possono essere stipulati in qualsiasi giorno ed ora e valgono obbligatoriamente.

 

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CAP. 128-

Qualora muoia una persona di età superiore ai quindici anni nel Comune o nelle campagne di Montiglio, qualche persona dei suoi parenti è obbligata ad accompagnare il defunto. Dalla casa il morto deve essere accompagnato in Chiesa od al cimitero dove sarà seppellito. Qui il parente dovrà rimanere vicino sino a che non sia compiuta sepoltura sotto la pena pecuniaria di 2 lire astesi.

È ammessa la delazione e chi denuncia avrà la terza parte dell’ammenda. tuttavia tale accompagnamento non sarà obbligatorio. Qualora non si oppongano i Nobili ed i Feudatari di Montiglio. “( in verità questo capitolo oggi non avrebbe senso , ma nella società medioevale i decessi per guerre, carestie, pestilenze erano di gran lunga incontrollabili, era necessario anche a scopo demografico, responsabilizzare i parenti del defunto. non è chiaro il concetto del perché fosse riservato agli ultra quindicenni, ma in quel contraddittorio periodo, luci ed ombre, a noi incomprensibili, si alternano)”.

Reati control’incolumità pubblica

CAP.26-

I Montigliesi non possono riunirsi in più di tre persone Armate senza il permesso del Podestà. Le pene sono severe e possono portare fino all’esilio per dieci anni. “( penso che questo capitolo riguardi solo i plebei)”.

CAP. 40-

Si stabilisce che qualunque persona, sia di Montiglio che forestiera, sia Nobile che Plebeo, dia inizio ad una rissa venga condannato ad una ammenda da 20 soldi fino a 10 lire astesi, in rapporto alla gravità del fatto.

CAP. 41-

Riguardo al precedente articolo,nel caso di rissa tra Nobili, essi non vengono puniti, se v’è rappacificazione entro otto giorni.

CAP.49-

Chi,carcerato, tenta l’evasione è prevista una pena di 50 astesi

CAP.75-

Chi abbatte o danneggia le fortificazioni attorno al Castello od attorno al paese è condannato ad una ammenda di 40 lire astesi nel primo caso e di 20 lire astesi nel secondo. I presunti colpevoli che si professano innocenti possono affrontare il controverso e discusso “giudizio di Dio”  “(pare che questa barbara usanza fosse ancora in uso in pieno cinquecento”).

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NORME DI POLIZIA URBANA

CAP.55-

È dedicato al gioco ed ai giochi proibiti in Montiglio .Anche in questo caso esiste disparità tra Nobili e Plebei. Agli Homines è concesso,come già abbiamo visto, giocare a scacchi, a palla, a tirare con l’arco o con la balestra. Tutto è concesso ai Nobili come la cacciagione di conigli o pernici, mentre i non nobili devono avere l’autorizzazione del Podestà.

CAP. 59 – 80 –

Sono previste varie disposizioni sulla sicurezza dei luoghi: prevedono che nessuno scavi o rimuovi terra, e che nessuno apra finestre verso il fossato del Castello attraverso le quali possa passare un uomo.

Sono inoltre stabiliti turni di guardia dei fossati e delle fortificazioni di Montiglio. Altra norma prevede il divieto di lavare i panni sporchi nel fossato del Castello o di stendere i panni sul terreno altrui senza autorizzazione. Pene severe sono infine comminate per chi osa lordare in pubblico.

CAP. 81-89-

Trattano dei tributi o taglie che devono essere versati al….. Fisco Chi non paga il dovuto può essere incarcerato oppure tenuto in catene fino al pagamento del tributo dovuto.

CAP. 91-

Stabilisce il divieto di vendita di carne in Montiglio, senza la dovuta autorizzazione di macellazione. La vendita dovrà avvenire nella giornata di sabato ed avranno ovviamente la .precedenza i Nobili “( il filetto e il sottofiletto i plebei se lo possono scordare)” .

La carne dovrà essere sufficiente per tutti.

Le bestie prima d’essere macellate dovranno essere presentate vive al Podestà e solo dopo il suo assenso si potrà procedere. E’ inoltre stabilito il divieto di far uscire le carni da Montiglio, come pure è stabilito che nessuno venda carni di animali non macellati a Montiglio. “(Evitando in ..co tal maniera il pericolo della mucca pazza)”.

CAP. 99-

E’prevista un’ammenda di 40 lire astesi se le carni vendute non sono integre e sane.

CAP. 108-

Per quanto riguarda la vendita di volatili e di selvaggina nessuno può venderla se prima non si sia servito il Podestà ( ovviamente dietro pagamento) . il trasgressore incorre in una pena da 10 a 60 soldi.

CAP. 124-

Il fornaio è solo un prestatore di mano d’opera e la sua paga è commisurata al pane che cuoce. E’ fatto obbligo al cittadino di portare la legna da ardere per la cottura del pane.

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CAP 132-

E’ fatto divieto a tutti,tranne che al fornaio, ovviamente, sostare innanzi al forno durante la cottura del pane. La trasgressione è punita con una multa di 4 soldi.

CAP. 133-

Tratta del pedaggio,al pagamento di tale balzello devono sottostare tutti coloro che non risiedono nel Castello o nel paese di Montiglio. Il pedaggio va pagato sia per le merci che vengono portate sul territorio sia che semplicemente vi transitino. il pedaggio può essere richiesto dagli esattori in determinati punti strategici del villaggio. I Nobili di Montiglio sono esentati dal pagamento con criterio di reciprocità per Nobili stranieri.

NORME DI POLIZIA CAMPESTRE

IL CAMPARO

Il Camparo o guardia campestre, nominato dal Podestà, è tenuto a denunciare , compresi i propri parenti,coloro che arrecano danno o commettono furti nelle proprietà agricole. Egli inoltre non può uscire dai confini di Montiglio durante la carica ed in vista dei Bandi Campestri deve tutelare le proprietà agricole della propria zona. È tenuto altresì a stabilire i turni ed i tempi  (roidi) tra i servi della gleba per la manutenzione delle strade, dei fossati o al’apertura di nuovi sentieri.

“(Tale disposto nelle campagne si protrarrà fino in epoca moderna, anni 1940, al camparo subentra il cantoniere comunale)”

CAP. 27-

È fatto divieto l’entrata nelle vigne di proprietà altrui a partire dal primo luglio a metà ottobre,e sullo, stesso tema recita il capitolo seguente,riguardante i prati ed i boschi.

CAP. 29-

Chiunque provoca danni nelle campagne è tenuto a corrispondere il risarcimento stabilito dagli Aestimatores del Comune.

CAP. 48-57-

Stabiliscono i provvedimenti per i danni provocati dagli animali ( giovenche, maiali, cavalli, capre, anatre , ecc..)

CAP. 58-

Chi non lavora la terra o non è, possidente non può tenere capre entro i confini di Montiglio,se non per gravi e comprovati motivi familiari quali  l’allattamento dei neonati o per patologie specifiche.

L’ammenda è di 10 soldi.

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CAP. 60-

È fatto divieto condurre maiali al pascolo se non dal qualificato porcaro ( guardina di porci).la pena è di 5 soldi.

Cap. 61-

E fatto divieto al padrone di un gregge che non risieda a Montiglio,far pascolare gli animali oltre un giorno e una notte entro i confini del Paese .

Pena prevista è un’ammenda di 3 soldi.

CAP. 62-

Non è consentita la raccolta e la vendita delle noci se non sono trascorsi otto giorni dalla festa di San Bartolomeo. Pena prevista assai onerosa 20 scudi imperiali.

“(doveva essere un raccolto importante per l’economia del Paese e certamente vi erano molti alberi da noci, difatti le case di Montiglio erano tutte arredate con mobili in noce)”

CAP. 68-

Al fine di evitare ogni discordia tra i membri del Consortile di Montiglio,nessuno dei Condomini può far arrivare nuovi braccianti terrieri nel Paese, senza l’autorizzazione del Podestà e del Consiglio Generale. La pena è molto elevata: 25 ducati d’oro.

CAP. 173-

Nessuno può catturare od ammazzare colombi. il reo viene punito con la pena di 2 lire astesi per ogni capo. all’eventuale delatore viene corrisposta un terzo della multa.

CAP. 329-

È l’ultimo capitolo che chiude la stesura degli statuti nel 1451. il medesimo afferma che in detto anno sono pubblicati gli Statuti sulla piazza del Comune ove partecipa una grande moltitudine di gente. Il podestà è il Nobile Franceschino Miroglio, ex Signore di Cunico , ed i Membri del Consiglio Generale sono i Nobili : Giovanni e Martino Meschiavino, Giacomo e Giorgio Cocconito,Tommaso Cocastello, Giovandone Palmeri, ed altri . Testimoni dell’atto notarile il Nobile Guglielmo Cocastello, pievano di Montiglio, e il possidente Rolando Garello.

È chiaro che i Capitoli fin qui esposti non sono che una minima parte dei 329 che formano l’ordinamento Civile e Penale degli Statuti.

Ho infatti cercato di esaminare quelli che, a mio giudizio, sono più importanti e più curiosi con la speranza che questa breve carrellata sia servita ad aprire un piccolo squarcio in quell’enorme scenario che ha caratterizzato,nei secoli andati, la sconosciuta vita della nostra gente.

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CONCLUSIONE

Nel 1701l’ultimo dei Duchi di Mantova e del Monferrato, Ferdinando Carlo Gonzaga-Nevus viene deposto per fellonia dall’Imperatore Leopoldo I d’Asburgo, suo sovrano feudale.

L’11 agosto 1708, il Conte di Castelbarco, a nome dell’Imperatore, fa pubblicare ed affiggere in tutto il Monferrato l’obbligo di riconoscere come sovrano S.A.R. Vittorio Amedeo II, Duca di Savoia.

Con il trattato di Utrech del 1713 viene riconosciuto il Regno Sabaudo ed il Monferrato viene definitivamente ad esso incorporato.

Anche Montiglio seguirà la sorte di tutto il Monferrato.

Gli statuti locali e le Consorterie saranno abrogate ed ad essi subentrerà il nuovo ordinamento politico giurisdizionale del Regno Sardo-Piemontese.

Non più quindi Savoiardi e Monferrini, ma solo Piemontesi.

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