Curiosità e Notizie su una Montiglio d’altri Tempi

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               CURIOSITA’ E NOTIZIE  SU UNA MONTIGLIO                D’ALTRI TEMPI

Angelo Colla

in memoria di Don Rino Mandrino

e

Adriano Irico

Attualizzato al 25 marzo 2013

Il 9 ottobre 1902, alla presenza del fondatore, Barone Romano Gianotti con la consorte Contessa Anna Sacchi Nemours, del Marchese Luigi Borsarelli con la consorte Camilla Cocconito di Montiglio, di alta nobiltà, delle massime autorità civili e religiose e di tutta la popolazione, veniva solennemente inaugurato, in via Virginia Cocconito, il Complesso delle Opere Benefiche.

Ospedale, Ricovero, Asilo Infantile Educandato, Scuola di Ricamo, ecc..)

Madrina della cerimonia era la piccola Augusta Mesturini, figlia del Presidente avv. Ermenegildo.

Solenni furono i festeggiamenti, come dicono le cronache dell’epoca:

“…seguirono i fuochi artificiali e a questi il ballo di beneficenza che, con folla stragrande ed ordine perfetto, si protraeva sino alle ore del mattino..”.

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*Nell’agosto del 1940 moriva a Torino a soli 59 anni, il famoso corridore automobilistico Felice Nazzaro. La salma veniva tumulata nel cimitero di Montiglio, (attuale tomba Boraso).L’alfiere della società torinese Fiat aveva vinto numerose corse nazionali ed internazionali, tra le quali la Targa Florio (1907-1913), il Gran Premio di Francia (1907-1922), la Coppa dell’Imperatore di Germania ( 1907), il Gran Premio d’Italia (1908).

*In occasione della proclamazione dell’Impero, nel giugno 1936, a Montiglio nella “rivà” sotto l’attuale edificio comunale, fu approntato un enorme rogo sul quale venne bruciato il fantoccio del Negus fuggiasco Hailè Selassiè Imperatore di Etiopia. Purtroppo fu quella l’ultima delle nostre fortune militari.

foto 2*Nella casa di Giovanni Garbero, il 27 marzo 1892, in via Garibaldi, attuale via Roma 44, venne fondata la Società Agricola-Operaia di Mutuo Soccorso, con ben 160 soci fondatori. Primo Presidente fu l’avvocato Ermenegildo Mesturini, Segretario il sig. Giulio Alessio. A merito di questa istituzione va, tra l’altro, la prima gestione, negli anni ’30, del cinema muto e, negli anni ’50, l’organizzazione dell’irrepetibile Festa del’Uva. Purtroppo a partire dagli anni ’60, per la Società, iniziò un lento ma inesorabile declino.

*Nell’agosto 1946, in una frazione di Montiglio accadde un gravissimo fatto di sangue. Una povera venditrice ambulante venne massacrata da un mentecatto nella casa di costui, il quale fece poi scempio del cadavere. Le indagini condotte dal maresciallo dei Carabinieri Manfredi, risolsero in breve tempo l’intricata vicenda. L’assassino ritenuto completamente incapace di intendere e volere dalla Corte di Assise di Casale, moriva qualche anno dopo, nel Manicomio Criminale di Aversa.

*Agli inizi degli anni ’40 nel Salone della Società Agricola Operaia, si alternarono due compagnie teatrali di giro (Laurini e Gengaroli), che con dignitosa professionalità misero in scena tra l’altro capolavori come Otello, Tosca, La Signora delle Camelie, Il Cardinale, La Maestrina, Scampolo, La Morte Civile.

Eccezionale fu la costante partecipazione del pubblico.

*Un curioso episodio di oltre settant’anni fa. Nei pressi della cinta muraria del cimitero si ergeva un imponente ciliegio, meta preferita di alcuni ragazzi discoli che, nelle calde notti di giugno, non perdevano occasione di fare incetta di ciliegie. Il proprietario del fondo, Cappa Giuseppe, persona burlona, stanca delle continue razzie, una sera si appostò al cimitero e appena i ragazzi si inerpicarono indisturbati sull’albero, egli, paludato da un lungo e candido lenzuolo, salì sul muro e con voce abissale così li apostrofò: ” Lasciate che i morti riposino in pace.”

Siamo negli anni ’20 ed i fantasmi godevano ancora di una certa credibilità. In un baleno tutta la combriccola si precipitò giù dalla pianta e, terrorizzata, se la diede a gambe levate.

Qualcuno si ritrovò ad Albarengo, qualcun altro a Colcavagno, altri alla Stazione. Soltanto alla domenica successiva fu svelata la burla, tra motti ed i lazzi di quelli che non avevano partecipato all’impresa.

*Una simpatica e colorita sequenza di nomignoli attribuiti agli abitanti di Montiglio e frazioni dettatami da un crocerossino: Arri Francesco.

* “Testun” d’ Montii      * “ Senatur da Roca       * “ Scarcaiun” di Carbunè

* “ Mangia piciuli” dal Murfeng            * “ Asu” d’ Baneng.

* “ Mustra rusari” d’San Giors              * “ Sgnurin” d’Sant’Anna

* “ Patela doni” d’Curtaniè                    * ” Mangia pulenta dura” da Stura.

* “ Mangia scagn” d’Curziaagn             * “ Usurari” dal Baneng.

* ” Sauta tor” d’Ca di Carlu                   * ” I Fuin d’Ca du Duj

 

* Fino agli anni ’60 la cuspide del campanile della chiesetta di San Rocco era austeramente presidiata da un angioletto di latta, la cui funzione era quella di segnalare le belle o le brutte giornate mediante il suo spostamento dovuto ai venti. Parafrasando quindi il vecchio proverbio “ quand l’angel a le girà ver Ast,pia l’asu e butji il bast; quand a le girà en ver Turin pia l’asu e butlu and in”  Si voleva significare che quando la testa dell’angelo era volta verso Asti si poteva uscire con il bestiame, mentre se era volta verso Torino era prudente tenere gli animali nella stalla.

*Nel Castello di Montiglio il 10 Settembre 1855 nasceva Carlo erede dei Marchesi Cocconito di Montiglio. Il 10 Luglio 1955 moriva Luigino erede dei Marchesi Borsarelli di Riffredo e pronipote del Marchese Carlo. Nell’arco di 100 anni nascevano e morivano gli ultimi eredi delle due famiglie nobiliari più note a Montiglio. Entrambi riposano nella cappella gentilizia di Sant’Andrea.

*Nel 1929 il comm. Poccardi, titolare del celebre Restaurant des Italiens di Parigi e proprietario a Montiglio in regione Coccavello della Villa delle Rose, fondava la Banda Musicale “G.Verdi” con la direzione del maestro Giovanni Conrotto e composta inizialmente da una trentina di elementi ( 6 clarini – 4 sax – 4 tromboni – 4 trombe – 3 bombardini – 3 bassi – 1 corno a pistoni – 1 flauto – 2 ottavini – batteria e grancassa ) .Il complesso agì in modo egregio fino agli inizi degli anni ’40. Purtroppo, tranne un breve periodo, negli anni ’48, per mancanza di dirigenza e di nuovi talenti, la musa Euterpe venne a tacere. Chissà a quando un nuovo risveglio?

*Nell’attuale bar-pizzeria “Il Poeta” ( oggi ‘l Munfrà )negli anni ’20 agiva una succursale della Banca Popolare Italiana.

*Fino agli anni ’20 la canonica era situata all’interno del Castello, la famosa Casa Mariana. Per ragioni di praticità la Curia di Casale ed il Marchese Borsarelli concordarono una permuta e si addivenne all’attuale sistemazione. Da rilevare che

L’iniziale Casa Parrocchiale era stata donata al Clero Montigliese nel 1832 dal Marchese Ettore Cocconito.

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*Nel 1835 fu rinvenuto nel bosco del Castello un fossile preistorico, Dariothrium. Questo grande animale fu estratto dal tufo conchilifero ove giaceva da millenni. Nello stesso anno sotto la Balma, si scoprì pure un altro fossile di maggior mole, un Mastodonte. Ambedue i reperti sono custoditi presso il Museo di storia Naturale di Torino.*Negli anni ’20 in piazza Belly esisteva un’agenzia del Piccolo Credito Novarese che dopo il suo fallimento venne rilevato dalla Banca Popolare di Novara.*Negli anni ’50 nelle nostre  campagne fu impiantato un cospicuo numero di batterie antigrandine il cui frastuono, quando erano in funzione, dava l’impressione di un bombardamento aereo. Purtroppo la cosa non funzionò e dopo qualche effimero successo gli sfortunati artiglieri si ritrovarono davanti a numerose Waterloo.*Nei primi anni di questo secolo a Montiglio concentrico esistevano quattro bar ristoranti, la  Società Agricola Operaia, quattro negozi di ferramenta, quattro di stoffa e chincaglieria, tre macellerie, due barbieri, quattro calzolai, un cappellaio e ben otto negozi alimentari.*Per i nostri nonni la visita di leva era detta “tirè l’numer” .In poche parole le reclute di ogni Comune traevano da una cassetta un numero. Il fortunato possessore del numero più piccolo veniva esentato dal servizio militare.*Negli anni ‘25-’26 per concessione del Marchese Borsarelli su un terreno in via Stazione, venne costruito lo sferisterio per il gioco del Tamburello; la mano d’opera per gli imponenti scavi fu prestata gratuitamente da tutti i giovani sportivi montigliesi con il contributo della ditta Francesco Durando che con la costruzione di una piccola ferrovia poté convogliare su appositi vagonetti la grande quantità di terra smossa.*Nell’attuale negozio di elettrodomestici di Franco Cravino (attualmente gestito da Santo Mazzaresi ), all’inizio del secolo sorse la prima sala da ballo dei nostri nonni e delle nostre nonne. L’esecuzione dei ballabili era affidata alla pianola di Florindo, primo disk jockey della zona. Più tardi i trattenimenti danzanti si svolsero presso l’attuale salone del ristorante del Pozzo con l’ausilio di una moderna pianola automatica in stile liberty,il cui pezzo forte era il valzer “ Paesanella”.*Nel Comune di Montiglio il cognome più diffuso è quello degli Alessio, seguito dai Macchia e dai Fogliato.*L’attuale via Roma era denominata inizialmente via Garibaldi.*Durante le manovre militari del 1928, sul nostro Paese venne issata un’enorme mongolfiera ( DRAKE BALLON) dalla quale furono scattate suggestive fotografie del nostro territorio. Parimenti in quel periodo fu ospite all’Albergo del Pozzo, gestito da Manilia e Giovanni Garetti, il Principe di Piemonte Umberto di Savoia, futuro Re d’Italia.*Per 150 anni, fino agli anni ’50, la chiesa romanica di San Lorenzo era stata modificata con l’aggiunta di una facciata in stile neo classico con colonne doriche di pessima fattura ed in contrasto con l’armonia primitiva.*Fino al 1947 il sabato della festa Patronale di San Lorenzo per volontà del Marchese Borsarelli le porte del castello venivano aperte a tutti i montigliesi ed i giovani di Leva allestivano un piacevole spettacolo di fuochi artificiali. Le nuove leggi di sicurezza bloccarono in seguito la tradizionale usanza.*L’attuale lago di Codana fino agli anni ’40 era usato, tra l’altro, per la macerazione della canapa per essere poi sottoposta a filatura. Gli steli, tra luglio ed agosto, dopo l’essicazione al sole venivano immersi nell’acqua stagnante per diversi giorni fino alla separazione delle fibre dalla canna.*Fino al 1920, anno dell’inaugurazione del nuovo complesso Ricovero Ospedale in via Virginia Cocconito le medesime istituzioni funzionavano in via Mazzini nell’attuale terreno comunale ( ex scuole elementari ).*A metà degli anni ’50 fu inaugurata, con solenne cerimonia, la posa delle nuove campane della chiesetta di San Rocco. Padrini e madrine erano i coniugi Franco e Rosilde Durando, Pierino e Maria Garello, Elio e Vittoria Rosmino.*Il tradizionale mercato del venerdì fino agli anni ’40 si svolgeva in via Romano Gianotti e parte in via Roma.*Durante la grande guerra Mondiale, nei sotterranei del Castello, fu custodito parte del tesoro della Casa Reale.*Il 26 maggio 1855 si svolse la solenne processione propiziatoria dalla Chiesa Parrocchiale al Santuario della Madonna del Carmine di Albarengo. Tale era la considerevole partecipazione di fedeli, circa settemila persone, che quando i primi arrivano al Santuario gli ultimi dovevano ancora lasciare la Chiesa Montigliese.

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*La tenera pianticella i cui colori rasserenavano ed ingentilivano le visite ai nostri defunti è stata divelta per ragioni di stato. Ha prevalso la logica cementifera. Addio piccola ortensia!

*Fino agli anni ’70 da località Molino Bruciato si dipartiva ”la strà dj Alman”, la strada degli Alemanni, che attraversando parte della valle Versa terminava alla stazione di Cunico. Presumibilmente questa via era percorsa, tra il ‘500 ed il ‘600, dai mercenari tedeschi, i famosi Lanzichenecchi, nelle loro scorribande italiane al servizio di questo o quell’altro potente. Su quel tracciato si è costruita la nuova strada provinciale e della vecchia non rimane che qualche insignificante testimonianza.

 

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*Il cinema ha sempre esercitato nei tempi passati un fascino particolare sui montigliesi tanto da richiamare un notevole numero di spettatori. Già negli anni ’20 nell’ex sala da ballo ora negozio di elettrodomestici di Franco Cravino, in piazza S. Rocco, venivano proiettati i primi film del cinema muto con i celebri divi Emilio Ghione, Mario Bonnard, Francesca Bertini, Lydia Borelli, ecc.. In seguito gli spettacoli continuarono nella Società Agricola Operaia, allora Dopolavoro, per poi riprendere con l’avvento del sonoro, nel salone dell’Albergo del Pozzo.

Negli anni dell’ il cinema era l’unica forma di evasione e cosa sarebbe stata la vita senza l’incomparabile verve della gestrice Irma con Valentino alla manovella . nel 1950 fu costruito un nuovo locale, il cinema Eden, che cessò definitivamente l’attività nel 1959.

*In un gelido inverno degli anni ’20, durante la costruzione della distilleria di Defendente Cavallero, ora Molino Stroppiana alla Stazione di Montiglio, quattro muratori di Montechiaro persero la vita a causa dell’ esalazione di ossido di carbonio causata dalla cattiva combustione del carbone posto in un recipiente metallico. Gli sfortunati che durante la settimana dormivano in uno dei locali appena costruiti, avevano imprudentemente escogitato tale sistema per combattere il freddo in quel rigido dicembre.

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*Sempre negli anni ’20 oltre al già citato Annibale Fagnola, liutaio a Torino, anche un suo allievo Riccardo Genovese, detto Epifanio, iniziò questa attività. È ben vero che il suo mestiere era il materassaio, ma evidentemente a lui ben si conciliavano le due professioni. I suoi violini, anche se non famosi come quelli del maestro, avevano una buona quotazione, ma egli era solito affermare che i suoi strumenti valevano duecento lire, quelli del Fagnola duemila.

Agli inizi del secolo era già riuscito a fondare un quartetto musicale che oltre a lui, primo violino, era composto da Bellone Edoardo, secondo violino, Bioò Corrado, pianoforte, Zanetti Luigi, contrabbasso. Epifanio morì nel 1935 e riposa nel vecchio colombaro del nostro cimitero.

 

*Tra il bivio di Rocca e la strada della Volpe, che porta a Banengo, sulla sommità della piccola collina, esisteva “l’casot d’Galet”, di Galletti Giovanni. Era costui una figura caratteristica di quei tempi. Non si può dire che fosse un vagabondo o un barbone, ma l’espediente era la sua regola di vita. Nulla tenente, nulla facente, era sempre sotto costante interessamento dei Reali Carabinieri per qualche gallina, che non sempre rientrava nel suo pollaio. Forbito nell’eloquio, dotato di notevole furbizia e prudente saggezza, Galletti riusciva a vivere con una certa dignità.

 

Cercando di creare pochi problemi ai propri compaesani. Coinvolto in una squallida vicenda, di cui forse non era colpevole, morì in Carcere a Casale prima del processo nel 1939 il casolare fu in seguito demolito e di esso non rimane che un tenue ricordo.

 

*L’attuale residenza del geometra Aymone in via Giovanni Lanza, agli inizi del secolo era adibita a foresteria dei Marchesi Borsarelli. In seguito fu ceduta a Monsignor Gandolfi che fondò la scuola Materna. In essa funzionavano la quarta e la quinta elementare con l’aggiunta di una sesta classe di perfezionamento. Trasferita poi la scuola nel complesso delle Opere Assistenziali in via Virginia Cocconito, la villa fu venduta al commendator Borello, esimio Procuratore del Registro per molti anni.

Alla sua morte la casa fu ceduta alle suore dell’Istituto San Giuseppe ed in seguito al geometra Aymone ( oggi della famiglia Fenoglio ).

*Nella regione Convento, sulla strada che porta alle frazioni di Banengo, Carboneri e Sant’Anna, esiste ancora un antico caratteristico caseggiato con giardino, cintato da mura prospicienti ad una nicchia con la statua della Madonna: sono i resti del convento dei Frati Serviti. Fondato dai Signori di Montiglio nel 1498 fu soppresso dal Governo del Regno Sabaudo nel 1798. L’edificio dopo la restaurazione del 1815, fu acquistato dal Marchese Ludovico Cocconito di Montiglio ed in seguito passò al figlio Vincenzo. Con la morte della Marchesa Carolina Rusconi Cocconito nel 1928 l’edificio passò per donazione al Comune di Montiglio che lo destinò a metà degli anni trenta a Caserma dei Reali Carabinieri. Trasferitasi in seguito la Caserma nel Castello, la proprietà del “convento” divenne della famiglia Gobbi ed in seguito della ditta Ferrero.

*Nella Cappella Gentilizia di S. Andrea riposa dal 1880 la salma dell’ultimo Dei Cocconito, il Marchese Ernesto. Nominato scudiero di Vittorio Emanuele II, la sua fedeltà e la sua fortezza d’animo gli valsero le confidenze di Casa Savoia così da renderlo degno di ricevere le più delicate incombenze della Reale Famiglia. Nel 1870 protesse la fuga da Parigi, in seguito alla caduta di Napoleone III, della primogenita del Re, la Principessa Maria Clotilde, ( la Santa di Moncalieri ), moglie del Principe Girolamo Bonaparte. Fu accompagnatore, nel 1873, durante il viaggio da Lisbona a Roma, della quartogenita Maria Pia di Savoia, Regina del Portogallo. Il nostro Marchese ebbe inoltre il privilegio di far parte della delegazione che nel 1871 partecipò all’insediamento sul trono di Spagna della Duchessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, consorte del Duca Amedeo d’Aosta, terzogenito del Re Vittorio Amedeo II.

 

*Agli inizi del secolo, dalla stazione di Montiglio partiva una “teleferica” che trasportava gesso ed altri materiali fino a Murisengo e San Candido. Esisteva inoltre una piccola strada ferrata, con rotaie e vagoncini trainati da cavalli che trasportavano alle fornaci il gesso grezzo dalle cave di Val Morina.

*Nella parte sud-ovest del castello esiste un locale che pare attribuirsi ad un rudimentale teatro di origine romana. Sottostante troviamo inoltre un laghetto sotterraneo, alimentato da una sorgente che forse serviva agli approvvigionamenti d’acqua durante gli assedi.

*Nel 1923 sulla piazza principale di Montiglio fu inaugurato ad imperituro ricordo il Monumento ai suoi figli caduti per la patria. L’opera dello scultore astigiano Giribaldi consiste di due parti: la superiore rappresenta una donna in veli che regge una fiaccola al vento, simbolo della Vittoria, la parte sottostante porta scolpiti sui quattro lati i nomi di tutti i Caduti montigliesi della prima e della seconda guerra mondiale.

*Nel marzo del 1927 usciva il primo numero de “il giornalino di Montiglio”.

*Nel 1870 sulla collina di Roico, nella vigna di Luigi Alessio, fu rinvenuta una pietra scritta, ma dall’epigrafe indecifrabile. Ecco i caratteri risultanti: “VITALIS .TER….VQ.   VARIUS. FI…MUS.MAR…-LE. FRATES…-.AVS.. L…”

Il reperto fu inviato al museo di Antichità di Torino a disposizione di storici ed archeologici.

*Il primo aprile 1618, durante la guerra di successione, in seguito all’invasione delle truppe di Carlo I di Savoia, fu distrutta la cinta muraria che Guglielmo VIII del Monferrato nel 1481 aveva voluto rinforzata ed ampliata. Il Castello, infatti, risultava cinto di mura con fossato e comunicava con l’esterno con il ponte levatoio. Il paese si sviluppava sotto la fortezza ed anch’esso era cinto di mura e comunicava fuori con più porte. C’è da ritenere che la delimitazione fosse fissata sulla via Virginia Cocconito e parte dell’attuale via Mazzini. In seguito altre case sorsero “extra  moenia” (fuori mura).

*Nel 1897, durante il rifacimento dei pavimenti della Chiesa Parrocchiale, fu rinvenuta una tomba sulla cui superficie era scritto:

“SEPULCRUM  PRAEPOSITORUM et SACERDOTUM MONTILII – ANNO 1698

E vennero alla luce numerosi scheletri da attribuirsi, ovviamente, a nobili e sacerdoti di quel tempo.

*Il 15 gennaio 1985 si era conclusa in Torino presso la sede dell’Amministrazione Provinciale a Palazzo Cisterna, la mostra dei Maestri Liutai del Piemonte (dal 1800 al 1940). Fra i vari strumenti esposti risultavano anche due violini degli illustri liutai montigliesi Annibale Fagnola e Riccardo Genovese.

*Dibattuto è sempre stato il nome del nostro paese: “Montiglio”.La maggior parte degli Autori è propensa al latino Montelius- piccolo monte – le successive trasformazioni -Monteglius- Monteglius – Montellius- Monteglio- ed infine Montiglio.Qualche altro Autore partirebbe dal latino – Montis Incola-abitante della montagna- e poi attraverso Monticola, versione però troppo elaborata e poco convincente. Poco attendibile anche la terza versione: Mons Tilii Monte del tiglio derivante da un grande tiglio che, fino al 1800 sorgeva sulla piazza del Castello. Ma tutto questo oggi più che un problema rappresenta una curiosità.

*Il 2 aprile 1998 è decorso il sessantottesimo anniversario della nascita della Colonia Montigliese di Torino. Fondata nel 1930 dal Cav. Pietro Prete (1° Presidente) unitamente ad un gruppo di Montigliesi residenti a Torino, con madrina la neonata Maddalena Carpignano e padrino il piccolo Angelo Gualtieri. Scioltasi dopo aver devoluto il fondo cassa al Ricovero di Montiglio, quando venne perentorio da Roma l’ordine di confluire nell’Opera Nazionale Dopolavoro, le cui finalità erano incompatibili con quelle della Colonia, verrà rifondata il 20 maggio 1953 con la nomina alla Presidenza dell’amico Angelo Gualtieri. Dal 1972 presiede attivamente il sodalizio il dott. Giuseppe Roggero, seguì il Geom. Roberto Macchia.

Nel 2002 la Colonia Montigliese si sciolse definitivamente.

*La signora Santina Rosmino mi ricorda che il gesso estratto dalle cave di val Morina e trasportato in vagoncini aveva come terminal la fornace gestita dal padre Luigi e dai fratelli Natale e Giuseppe, sita al bivio tra il Molino Bruciato e la val Codana.

 

*Nelle cantine del “Convento”, ora di proprietà della famiglia Ferrero, fino al 1940 su una lastra silicea si leggeva la seguente iscrizione:

“ALOISIUS MONTIGLIO COCASTELLUS…O SAXUM REMOVA XV…..BRIS 1667.

Dal che si può desumere che Aloiso Cocastello, nobile del Consortile Montigliese, provvedesse nell’ottobre del 1667 a rinforzare le fondamenta di quell’edificio.

*Da un censimento ordinato dal nobile montigliese Manfredo Malpassuto, a tutto il 2 luglio 1604, la popolazione di Montiglio risultava composta di 291 famiglie, di cui 1512 civili e 100 soldati della guarnigione.

*In seguito al testamento del Teologo Paolo M. Baralis, prevosto e V.F. di Montiglio, il 28 dicembre 1835 veniva disposta una somma annua di lire 5500 (cospicua per quel tempo)con le seguenti finalità:

-procurare la dote alle Figlie nubili in povertà

-fornire un povero di un vestito nuovo

-istituire annualmente gli Esercizi Spirituali.

Con il deprezzamento del denaro fu giocoforza in seguito cessare questa benefica attività.

*Il 17 maggio 1930 su diretto interessamento di Mussolini, veniva presentato il progetto esecutivo dell’acquedotto del Monferrato con un costo di circa 100.000.000 lire. Il 25 ottobre 1932 a Verrua Savoia presso la centrale principale di sollevamento si inaugurava solennemente il compimento della colossale opera. La rete di collegamento con circa 120 Comuni, tra cui Montiglio, riusciva così a soddisfare la cronica penuria d’acqua di queste terre.

*Nel 1913, con l’entrata in funzione della ferrovia Asti – Chivasso, veniva a cessare l’attività della diligenza Montiglio – Chivasso (terminal presso il vecchio Albergo del Pozzo). Ultimo vetturale era il Pinin Beffa. Il 20 marzo 1909 un Decreto Reale approvava la costruzione del tronco ferroviario Asti-Chivasso con Stazione a Montiglio. L’appalto, con un costo previsto di circa quindici milioni di lire, fu aggiudicato alla società “Zutter” di Zurigo. Il 31 marzo 1910 furono iniziati i lavori che terminarono il 20 ottobre 1912, con un anticipo di ben cinque mesi, chiaro esempio di come funzionassero le istituzioni in quei tempi. Si deve al Marchese Luigi Borsarelli di Riffredo se la ferrovia fu fatta passare da Montiglio (e non da Gallareto come preventivato in un primo tempo).

*Fino agli anni ’20 in via Roma 13 sull’ultima rampa che porta alla Chiesa Parrocchiale, era gestita da Tumlin (Bartolomeo Della Torre anche macellaio) la trattoria nella quale, dopo la prima messa della domenica, veniva servita, specie ai frazionieri, una scodella di fumante trippa, mezzo litro di vino ed una pagnotta,alla modica cifra di una lira.

*Nel 1967 la marchesa Borsarelli autorizzò il Comune di Montiglio a fregiarsi del blasone di famiglia dalle seguenti caratteristiche:

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Stemma centrale suddiviso in quattro colori:

 

(oro argento- blu Savoia- blu-tenue),incorporato da aquila bicipite con corona marchionale che unisce le due teste. Nell’artiglio destro la spada d’argento simbolo della giustizia, nell’artiglio sinistro lo scettro d’oro simbolo del potere. Il tutto sormontato dalla Corona dei Comuni.

*In regione Val Madonna, ora Stazione di Montiglio, alla fine dell’800, sul torrente Versa, funzionavano ben due mulini ad acqua. Nel 1912 il sig. Defendente Cavallero (Fandin) fece costruire un nuovo e moderno mulino a cilindri con annessa la distilleria, di cui fa fede la maestosa e solitaria ciminiera. In seguito il complesso passò ai fratelli Pianta. Attualmente ne è proprietaria la famiglia Stroppiana.

*A sinistra della provinciale tra S. Anna e Tuffo, in regione Bossirio, si erge su una collinetta un attempato albero di alto fusto di notevole importanza.

strategico – militare.

*I Marchesi di Montiglio hanno esercitato il “ius patronatus” sulla Parrocchia fino al 1912, quando per l’ultima volta i Signori del Castello presentarono una Terna di nomi di Sacerdoti, tra i quali il Vescovo doveva eleggere il Parroco.

Risultò prescelto il non dimenticato don Biani.

 

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