Storia

MONTIGLIO MONFERRATO
La storia di Montiglio Monferrato deve essere ancora scritta, perché per ora ne esiste soltanto la cronaca: il comune, infatti, è nato nel settembre del 1998 con la fusione di Montiglio, Colcavagno e Scandeluzza.
A ben vedere, fino al 1300 Montiglio, Scandeluzza e Colcavagno facevano parte del marchesato del Monferrato, anche se Montiglio aveva una maggior valenza politica; inoltre, come si può notare dalle cartoline dell’epoca, prima della seconda guerra mondiale il toponimo era già “Montiglio Monferrato”.
Si riportano in questa pagina i cenni storici dei tre comuni e l’origine del loro nome.

 

COLCAVAGNO
L’origine del nome, secondo alcuni studiosi italiani, e in particolare piemontesi, è legata alla voce piemontese-monferrina “cavagna”, ossia “cesto”. Secondo un’altra corrente di pensiero, partendo dalla storia territoriale, “Colcavagno” propone la derivazione dal cognome romano “Cavus“, donde “fundus Cavannus“, divenuto nome personale con le forme “Cavanus/Cavannus/Cavannius” e successivamente “Colcavagno” con il significato di “area/corte del romano Cavannus”.
In effetti molti borghi monferrini derivano il nome dal primo capo-gens o capo-fara che scelse la propria abitazione in un determinato luogo, romano (I sec. a.C.) o germanico (sec. V-VII d.C.) che fosse. Un documento del 6 dicembre 1003 riporta che Gualfredo del fu Arimondo vendette una terra presso Scandeluzza situata vicino al castello detto “Corte Cavani”.
Colcavagno fu dapprima dominato dalla chiesa di Vercelli, quindi, nel 1164, Federico Barbarossa riconobbe il territorio al marchese Guglielmo il Vecchio di Monferrato.
Enrico di Cocconito nel 1224 fu il primo signore di Colcavagno e fece ricostruire il castello, trasformato in dimora signorile dal conte Alfredo Balbiano nel 1680.
Attualmente il maniero è di proprietà dell’”Opera Pia Cottolengo”.

 

SCANDELUZZA
Il toponimo dalla fine del XIII secolo si attesta come “Scandelucia” o “Scandelutia” e deriva dalla coltivazione della leguminosa “scandella” o “scandula“.
L’origine del nome non trova corrispondenza nei documenti medievali, che riportano “Scandeluciana“, come appare dalle carte più antiche della chiesa di Asti datate dal 988 al 1003.
Dal secolo XII al 1789 furono ben 59 i feudatari succedutisi nella giurisdizione di Scandeluzza, legati al marchesato del Monferrato e ai signori di Montiglio.
Il castello fu costruito nel 1304 per volere dei signori di Montiglio e dei marchesi di Monferrato, ai quali Scandeluzza appartenne fino all’avvento dei Savoia (XVII secolo).

 

RINCO
Il comune di Rinco fu soppresso nel 1916 e unito a quello di Scandeluzza. Due sono i toponimi che indicano la località, Rinco e Castel Cebro: “Rinco” deriva dal germanico “Redinco” e “Castel Cebro” dal latino “Caprius“, tuttavia il nome germanico soppiantò quello romano.
Le prime carte medievali di Rinco risalgono al 981 con la presenza dei signori di Rinco di stirpe germanica.
Nel 1164 Federico Barbarossa riconobbe Rinco come facente parte del dominio del marchese Guglielmo il Vecchio di Monferrato.
Il castello-palazzo seicentesco fu costruito nel 1640 dal capitano dell’esercito monferrino Giovanni Domenico Mazzola, che divenne il primo conte di Rinco. L’ultimo conte fu il generale Cesare Lomaglio che, non avendo discendenza, adottò un suo parente stretto lasciandogli la sua fortuna, ma non ebbe mano felice.
Attualmente il castello appartiene ad una società che ne ha ricavato 18 appartamenti ristrutturati e destinati a casa-vacanze.

 

MONTIGLIO
L’etimologia del nome, secondo alcuni studiosi, deriva dal latino “monticulus” (“piccolo monte”), secondo altri da “mons tilius” (“monte dei tigli”); non sembra invece accettabile l’opinione tradizionale secondo cui “Montiglio” deriverebbe dai tre fratelli Montiglio, ai quali Carlo Magno donò le terre in questione… Sarebbe semmai più logico il contrario, vale a dire che il feudo abbia dato origine al cognome dei suoi signori.
Le più antiche notizie di Montiglio comparvero in documenti di fine secolo IX, quando risultava compreso nella contea del Monferrato. Il primo signore fu il visconte Roberto agli inizi del 900 e nel corso dello stesso secolo il feudo passò al marchese Berengario II, poi al conte di Vercelli Aimone di Mosezzo.
Successivamente i discendenti Radicati mutarono il cognome in Montiglio.
L’imperatore Federico Barbarossa nel 1164 riconobbe la signoria del luogo ai marchesi di Monferrato.
Tra il 1100 e il 1200 scoppiò la guerra contro il comune di Asti, che voleva assoggettarlo: Montiglio rimase sotto la signoria del Monferrato fino al 1290, anno in cui il marchese monferrino Guglielmo fu condotto prigioniero ad Alessandria. Asti ebbe dunque un periodo di dominio durato circa trent’anni, ma quando la città cadde sotto la signoria angioina Montiglio tornò ai signori di Monferrato.
I feudatari locali avevano in ogni modo esercitato il potere diretto, costituendo con passaggi e divisioni un consortile signorile: fecero parte di tale consortile numerose famiglie locali, fra le quali i Malpassuto, i Cocastello, i Meschiavino, i Grisella, i de Braida e soprattutto i Cocconito, titolari del feudo e proprietari del castello fino alla trasmissione di questi ai marchesi Borsarelli di Rifreddo.
Nel 1617 Montiglio fu assediato e vinto dai Savoia e ceduto l’anno successivo al duca di Mantova; nel 1657, nuovamente assediato, venne conquistato dalle truppe francesi.
Soltanto nel 1708 Montiglio fu aggregato allo stato sabaudo.
Attualmente il castello è di proprietà di una società che cura corsi di formazione sulla comunicazione ed è un laboratorio d’arte e cultura.

Bibliografia:
AA.VV, Il Piemonte paese per paese, Bonechi, Firenze 1994.
A. DI RICALDONE, Monferrato tra Po e Tanaro – Guida Storico-Artistica dei suoi Comuni, SE.DI.CO., Asti 1999.

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