Le meridiane

Si ringrazia l’architetto Erika Buson per aver concesso l’utilizzo della sua tesi (“Meridiane in Piemonte – La Provincia di Asti”), dalla quale sono stati parzialmente tratti i testi.

Vorreste condividere le vostre immagini delle meridiane? Inviatele al nostro indirizzo e-mail: provvederemo a pubblicarle con nome dell’autore e luogo di provenienza!

 

Introduzione

IL SOLE , L’OMBRA , L’UOMO , IL TEMPO…. LE MERIDIANE
“Che cosa è, allora, il tempo?
Se nessuno me lo chiede, lo so;
se dovessi spiegarlo a chi me ne chiede, non lo so:
eppure posso affermare con sicurezza di sapere che
se nulla passasse, non esisterebbe un passato;
se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe un futuro;
se nulla esistesse, non vi sarebbe un presente…”

Sant’Agostino

 

Sistemi di misurazione del tempo

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I diversi tipi di suddivisione oraria adottati nel corso dei secoli sono di fondamentale importanza per la lettura e, soprattutto, per la comprensione dei quadranti solari, sia antichi sia di recente costruzione.

  • Ora canonica
  • Ora italica o dal tramonto all’alba
  • Ora babilonica o dall’alba al tramonto
  • Ora francese o astronomica
  • Ora francese a tempo medio locale
  • Tempo medio dell’Europa centrale
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Ora canonica

Si tratta di una tipologia molto antica che si diffuse nella metà del Cinquecento per merito di San Benedetto da Norcia, il quale la adottò nella sua “Regula Monachorum” per scandire i tempi del lavoro e della preghiera dei monaci benedettini. Queste meridiane erano solitamente graffite sulle pareti rivolte a sud delle chiese romaniche e dotate di un’asticina perpendicolare alla parete che proiettava la propria ombra su particolari linee.
La suddivisione del giorno era impostata in sei periodi di durata diversa tra loro: “Prima” – “Terza” – “Sesta” erano antimeridiani (iniziavano all’alba e terminavano a mezzogiorno); “Nona” – “Vespri” – “Compieta” erano pomeridiani (iniziavano a mezzogiorno e terminavano al tramonto). Il periodo notturno, detto “Mattutino”, era diviso in quattro “Vigilie”, di cui la prima dopo il tramonto era detto “Notturno”, mentre l’ultima, prima dell’alba, era detta “Lodi”.
A causa di questa divisione il sistema veniva detto “ad ore ineguali”.
La maggior parte delle meridiane canoniche non contempla tutte le ore sopra elencate; infatti, sono di solito tre le linee tracciate nella pietra: una verticale e due simmetricamente inclinate di 45 gradi che si riferiscono alle ore “Terza”, “Sesta” (che rappresenta il mezzogiorno ) e “Nona”.
Le meridiane canoniche sono ancora lì, dopo centinaia di anni, graffite sulla pietra, hanno dimensioni relativamente piccole (20-30 cm), ma sono ormai “silenziose” perché prive di stilo.

Ora italica o dal tramonto all’alba

Gli orologi solari ad ora italica sono stati utilizzati fino all’inizio dell’Ottocento. Erano anche detti “ab occasu solis” poiché segnavano le ore a partire dal tramonto del giorno precedente e dividevano il giorno in ventiquattro ore.
Tale sistema ebbe una larga diffusione dovuta all’importanza che il tramonto ha rivestito fin dal XII secolo: in quell’epoca, infatti, era molto importante sapere quante ore mancavano al tramonto; al contadino importava sapere di quante ore di luce poteva ancora disporre prima del calar del sole per poter terminare il lavoro nei campi e ritornare al suo villaggio prima della chiusura delle porte.
Ma aveva anche l’inconveniente di doversi adeguare alla variazione del tramonto nell’arco dell’anno, di conseguenza lo stesso momento della giornata era individuato, a seconda delle stagioni, con ore diverse.
Nel sistema italico le linee orarie hanno un particolare andamento; esse non convergono in un unico punto e sono disposte a ventaglio in modo fortemente asimmetrico: le linee del mattino praticamente verticali, quelle del tramonto orizzontali.

Ora babilonica o dall’alba al tramonto

Le ore babiloniche suddividono il giorno in ventiquattro ore a partire dalla levata del sole (ab ortu solis) e devono il loro nome al fatto che tale conteggio era comunemente in uso presso l’antico popolo di Babilonia.
È molto difficile reperire quadranti solari che riportino solo le linee orarie babiloniche, poiché in genere esse vengono rappresentate contemporaneamente alle ore italiche o francesi; nel raro caso in cui siano rappresentate da sole, sullo stesso edificio compare di solito un’altra meridiana con un diverso sistema di misurazione del tempo.

Ora francese o astronomica

A partire dall’Ottocento, con l’arrivo in Italia delle truppe napoleoniche, venne definitivamente abbandonato il sistema ad ore italiche e fu introdotto il sistema orario detto “alla francese”, che aveva il vantaggio di avere l’ora costante durante tutto l’anno.
Tale metodo suddivide la giornata in due gruppi di dodici ore ciascuna; il gruppo delle ore diurne si divide poi in antimeridiane e pomeridiane e il nuovo giorno ha inizio alla mezzanotte.
La loro grande diffusione è dovuta a vari motivi: innanzitutto alla facilità di lettura interpretativa, poiché l’ombra di tutto lo stilo ricopre la linea oraria; in secondo luogo alla durata costante dell’ora nell’arco della giornata. Alla linea meridiana viene assegnata l’ora XII.
Dalla disposizione delle linee orarie rispetto allo stilo è possibile risalire immediatamente alla declinazione della parete sulla quale si trova il quadrante solare: se tali linee sono più fitte alla sinistra della linea verticale meridiana, la parete è declinante ad est e viceversa.
Con questo sistema ogni località aveva una propria ora (ora locale) legata alla longitudine del luogo. Questi sono gli orologi solari più autentici e più comuni ma presentano un inconveniente: ogni luogo ha la propria ora locale diversa da quella delle località vicine.

Ora francese a tempo medio locale

Per fare in modo di uniformare un’ora su tutto il territorio nazionale, esigenza che si fece sentire soprattutto con l’avvento dei primi mezzi di locomozione veloci, si decise di non fare più riferimento solo all’ora francese, poiché essa aveva il limite di segnare solo l’ora locale.
Il primo in Italia che uniformò l’orario fu Pio IX, che nel 1857 lo estese a tutto il territorio pontificio.
Nel 1860 venne introdotta l’ora oltremontana a tempo medio, in cui la lunghezza standard dell’ora era fatta corrispondere alla media matematica delle durate reali.
L’Italia, dopo l’unificazione, adottò nel 1866 per tutto il territorio nazionale l’Ora Media di Roma, passante per l’Osservatorio di Monte Mario.

Tempo medio dell’Europa centrale

A partire dal XVIII secolo, ciascuna nazione adotta l’ora della sua capitale, generando notevole confusione alle frontiere.
Per ovviare a tale problema, nel 1884 si riunì una Commissione Internazionale che propose la suddivisione del globo in 24 “fusi” con ampiezza costante di 15° ciascuno (360° divisi per 24 ore danno come risultato 15° per ogni ora); l’ora sarebbe stata così quella del meridiano-asse.
Si decise quindi di assumere come meridiano-base, o fuso-zero, quello passante per Greenwich, sede di un famoso Osservatorio astronomico, sul quale vennero regolati i 24 meridiani fondamentali. Da quel momento tutte le località che ricadono all’interno di uno stesso fuso adottano la medesima ora.
Dal 1893 l’Italia adotta l’ora del fuso a cui appartiene, il 1° Fuso Orientale (1E), chiamato anche dell’Europa Centrale; il Meridiano Centrale del Fuso passa sull’Etna e pertanto viene anche chiamato Meridiano Etneo.

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Tipi di orologi solari

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Si distinguono tre tipologie fondamentali di orologi solari:

  • gli orologi solari orizzontali;
  • gli orologi solari verticali (comunemente denominati “meridiane”);
  • le meridiane a camera oscura.
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Orologi orizzontali
L’origine dell’orologio solare orizzontale è molto antica. Si pensi al tipo più semplice in uso in Egitto 4000 anni fa, che consisteva in un palo verticale infisso nel terreno. Il palo diventò in seguito un obelisco in pietra, in molti casi di dimensioni eccezionali. Esempi di orologi solari orizzontali sono gli obelischi di Piazza Montecitorio e Piazza San Pietro a Roma.

Orologi solari verticali
Gli orologi solari verticali possono essere a linea meridiana, ad ore italiche, babilonesi e ad ore francesi. Gli orologi a linea meridiana hanno semplicemente uno gnomone o stilo opportunamente inclinato, con un disco forato all’estremità, la cui ombra andrà a coincidere, intersecandosi, con la linea che indica il mezzogiorno disegnata sulla parete

Orologi solari a camera oscura
Chiunque può verificare che un raggio di sole attraverso una finestra si sposta con il trascorrere del tempo. Le meridiane a camera oscura si basano su questo semplice principio e furono costruite, a partire dall’XI secolo, all’interno di chiese e di antichi palazzi. Sono dette “a camera oscura” perché il raggio di sole, che passa attraverso un foro praticato sulla parete esposta a sud o sul tetto, ha bisogno di un ambiente buio o in penombra per essere ben visibile. Possiamo ammirare meridiane a camera oscura nella chiesa di San Petronio a Bologna, nel Duomo di Milano e a Palazzo Pitti a Firenze.

Gli orologi solari verticali sono quelli che attraggono maggiormente l’attenzione, dal momento che di solito sono posizionati sulle pareti esposte al sole delle case, antiche o recenti, costituendo così la tipologia più diffusa, sia di quelli pervenutaci dal passato, sia di quelli di nuova realizzazione.

Bisogna sottolineare che quando l’orologio segna mezzogiorno, il sole non è nel suo punto più alto, esso indica semplicemente il mezzogiorno medio.

Gli artigiani dovevano sottostare alle rigorose leggi della gnomonica, per tracciare i quadranti ora semplici, ora complessi delle meridiane. Però, quasi sempre, le loro realizzazioni erano ingentilite da fregi e soprattutto da motti o frasi che, in modo serio o scherzoso, ammonivano il viandante sulla caducità dell’esistenza.

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I motti

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Le meridiane hanno molte particolarità: sono discrete, non fanno rumore, sono lì per farsi leggere, quando c’è il sole, da chi ne ha voglia. Rispondono solo a chi le interroga osservando l’ombra dello gnomone e leggendo le massime morali o filosofiche che spesso le accompagnano. Le frasi che completano e ornano gli orologi solari sono per lo più in latino, raramente in dialetto e spesso nella lingua dello Stato in cui si trovano. Questi motti hanno come argomento principale il trascorrere del tempo in relazione alla vita dell’uomo e alla caducità della vita stessa.

  • A cà l’ora pì bela
  • A la bunura mè amis
  • A te, ore liete serene a Montiglio
  • Ad siderea
  • Affictis lentae, celeres gaudentibus horae
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  • Amicis quaelibet hora
  • Beli e bruti a passo tuti
  • Caelestium index
  • Comes lumini umbra
  • Da mihi solem tibi dabo horam
  • Da quando – Perché
  • Dammi il sole e ti darò l’ora
  • Deo favente horas laetas enumero
  • Dirigat umbra alios vobis ego lumine prosum
  • Domse n’ardriss sinc’a j’è ‘l sol / Mostra c’ha marca mach l’ora ‘d seren – Va girà vers mesdì
  • Dum loquor, hora fugit
  • E là tu, Febo, in rai d’oro mi tange. /Regna timor. Odiar Niobe fu tale / e la noma è ke l’ora piange. / Segnai parole kelat ‘a Monale
    (questo motto si può leggere anche al contrario)
  • Edax rerum tempus restaurat universa
  • Elle passe et ne reviendra pas
  • Errar può sulla campana il ferro ma quando luce il sol io mai non erro
  • Ex vitibus vita
  • Ex vitibus vita – Se qualcuno vi offre il Rouchè è perché ha piacere di voi
  • Fugge l’ombra con il sol – con il sol ritorna – ma l’uomo quale ombra – fugge e più non torna
  • Fugit hora
  • Fugit. Irreparabile. Tempus.
  • Hic index olim denotat horas sic veteres horas tu babilonis habet
  • Horae sempre tibi laetae
  • Horae tibi serenae
  • Horas non numero, nisi serenas
  • Horas tibi serenas
  • Il sole del mattino ha l’oro in bocca
  • Il sole splende per tutti
  • Il tempo non si imbriglia
  • In horam vivere
  • In sole posuit tabernaculum suum
  • Italicas solas in hoc tu perspicis horas ut nota sic maneat promptius hora tibi
  • Justus sum. Sic vos.
  • L’è l’ura dla Caplètta
  • L’ora fuggita più richiamar non vale
  • La vita fugge e non s’arresta un’ora
  • Lasciate o nubi un varco aperto al sole
  • Le ciel est ma regle
  • Le ciel est regle
  • Ludit in humanis divina potentia rebus
  • Matutinae horae aurum in ore
  • Movesi ‘l tempo e compartisce l’ore
  • Nihil sine sole
  • Nihil sine sole, nihil sine amore
  • Nobiscum hora dei
  • Noscis meam, tuam nescis
  • Nova villa fondata est / sempre honore aucta
  • Nulla dies sine luce
  • Nulla fluat cuius meminisse velis
  • O sol fami nen ‘l muso
  • Ogni ora vale – Ogni ora vola
  • Omnes feriunt ultima necat
  • Omnia facit et consumit tempus
  • Omnia tempus habent et suis spatiis transeunt universa sub coelo
  • Ora et labora
  • Orior oriente sole / sole cadente cado
  • Per gli amici qualunque ora
  • Per j’ amis qualunque ora
  • Pijtla nen se l’ori aj van / dop ancheu aj ven doman
  • Quando l’ora cattura il tempo
  • Qui l’à passaj ‘l moment pì bel e l’ora pì trista
  • Qui l’arte avvinti in suo trionfo audace
  • Qui se’ a noi meridiana face di caritate
  • Refulgebunt iusti sicut sol
  • Res certa, occasio vita / noli in umbra vivere
  • Sa l’è nivu spetè che ‘l sòl ‘l turna
  • Se a Bell’Aria segno l’ore / da le nubi sorte il sole
  • Se cent’anni non segnai, cent’anni segnerò
  • Se j’è ‘l sole l’è seren varda l’ora e sagrinti nen
  • Segno solo ore serene
  • Senza il sol nulla son io – Nulla sei tu senza Dio
  • Senza parlar io sono inteso / senza rumor l’ora paleso
  • Sine solo sileo
  • Sint tibi serenae
  • Sol lux mea
  • Sol lux mea est
  • Sol me vos umbra regit
  • Sol omnibus lucet
  • Sol per te vivo
  • Sol regit omnia
  • Sol senza la tua luce e il tuo calore non avremmo né ora né fiore
  • Sol solus soles solari
  • Sol tibi segna dabit quis dicere falsu audeat ille etiam caecos tumultu
  • Sole senza il tuo calore non avremo vota e amore
  • Sole si si
  • Tacito infinito andar del tempo
  • Tempus edax rerum
  • Tempus fugit
  • Tempus vincit omnia
  • Tempus volat hora fugit
  • Tracci e cancelli le fuggevoli orme dei sogni
  • Ultima forsan
  • Unam time
  • Viandant vei pasiensa sensa sùl i dac nen ùdiensa
  • Vita fugit sicut umbra
  • Vulnerant omnes ultima necat
  • Wand Got Wild
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Montiglio Monferrato: il “paese delle meridiane”

Montiglio Monferrato è stato definito anche il “paese delle meridiane”… ecco perché.
All’inizio del secolo scorso non esisteva il segnale orario che forniva l’ora esatta a tutta l’Italia, pertanto gli orologi segnavano l’ora delle meridiane, valida solo nel luogo dov’era posizionata la meridiana di riferimento. Un ragazzino di 9 anni residente a Montiglio osservava il sacrestano detto il “Cechin”, che correggeva l’ora segnata dall’orologio del campanile basandosi su una meridiana orizzontale di sua costruzione. Tutto questo armeggiare affascinava il ragazzino, che divenuto adulto si dedicò non solo al lavoro presso la Direzione della Pubblicità della FIAT, ma anche, e con passione, alla creazione delle meridiane.
Questo ragazzino, oggi ultranovantenne, è l’amico Mario Tebenghi.
In data 15 aprile 2016 casualmente si è scoperto chi era il “Cechin”: una sua pronipote ha rivelato infatti il nome di Francesco Irico, che insegnò a Mario Tebenghi lo studio e la realizzazione delle meridiane e che affrescò alcune pareti di Montiglio, ad esempio il soffitto del Wine Bar “Del Pozzo”, le cui decorazioni sono emerse durante una recente ristrutturazione.
Si segnala inoltre che a Montiglio vivono i cugini di Francesco Irico.

Mappa delle meridiane

Mappa delle meridiane

Oltre al QR code soprastante, potete visualizzare QUI la mappa delle meridiane montigliesi.

 

Mario Tebenghi: uno gnomonista al lavoro

Fotoalbum "Mario Tebenghi: uno gnomonista al lavoro"

Photogallery

Meridiane di Montiglio Monferrato e dintorni

Fotoalbum "Meridiane a Montiglio Monferrato e dintorni"

Meridiane dal mondo

Fotoalbum "Meridiane dal mondo"

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